
E’ un’iniziativa che ha avuto luogo al liceo classico Berchet di Milano, con il benestare del preside. Negli ultimi giorni di scuola i ragazzi hanno compilato un questionario anonimo indicando il proprio giudizio sui docenti. E quindi una volta tanto un po’ della trasparenza tanto decantata e mai sfruttata a dovere. Se l’iniziativa è seria ben venga, e pare proprio che lo sia visto che i giudizi numerici sono accompagnati da spiegazione dettagliata e insieme al voto sulla pagella i docenti interessati possono ritirare in segreteria il foglio con il giudizio complessivo sul lavoro svolto in classe.
Leggere questa notizia su corriere.it mi ha strappato un sorriso, soprattutto leggendo i commenti dei prof “bocciati” che ovviamente non hanno preso bene la novità, come questo: «Deve essere brutto, dopo trent’anni di duro lavoro e pure malpagato — dice un docente — essere giudicati da quattro ragazzini che non sanno un decimo di quello che sappiamo noi»
L’enunciato finale è, secondo la mia esperienza, falso. I ragazzi sanno un decimo dei professori? Dipende. Dai ragazzi, dai professori. Ho ricordi molto vividi di alcuni personaggi che aleggiavano dove ho fatto le superiori. Una docente di italiano che pareva avesse il cancro, perdeva capelli, e con regolarità sbroccava a seconda dell’umore fioccando 2 a caso. Ed era poco preparata, si percepiva. Poi magari aveva veramente il cancro per carità, ma prenditi un permesso santo cielo. Per quale motivo devi rovinare una classe?
Poi c’era un’altra, sempre d’italiano, a cui era recentemente morto il marito e di conseguenza si era totalmente lasciata andare in malora. Capisco il dolore della perdita eccetera, ma anche lì non c’è nessuno che valuta la sanità mentale dei docenti? Che controlli se hanno le carte in regola per stare con dei ragazzi? Questa non era una nostra insegnante ma un giorno ci fece supplenza. Furono le 2 ore più brutte e pesanti della mia intera esperienza scolastica. Piangeva ininterrottamente e per 2 ore con voce lamentosa (e tono molto alto) non ha fatto altro che lamentarsi del papa -sputando su una sua foto- dei vescovi e altri prelati -chiamandoli “grassi maiali”- e di tutte quelle persone che impedivano la ricerca sulle staminali e sulla clonazione degli organi (a quanto pare suo marito avrebbe potuto essere salvato così e secondo lei l’avevano lasciato morire). Capisco veramente il suo dolore, e lo capivo anche allora, ma non avete idea di cosa voglia dire vedere la propria classe completamente ammutolita per 2 ore (nessuno fiatava, nemmeno gli scapestrati), una tensione tangibile e la remota paura che la tizia potesse fare qualche gesto malsano. Non sono cose belle, anche se ora ci rido.
Poi c’era quello di economia aziendale che aveva la spina dorsale di un verme. Siccome aveva deciso che non ce ne fregava nulla della sua materia (e per alcuni era vero) entrava in classe e per prima cosa leggeva il giornale. 20 minuti buoni in cui si distraeva soltanto per dirci “shhhh buoni” perchè ovviamente nel frattempo si scatenava il pandemonio.
Questo tipo qui era capace il giorno seguente di entrare in aula e dire “Compito a sorpresa” come se intendesse dire “Buon giorno”. Ovviamente le proteste non scalfivano la sua imperturbabile corazza di ignoranza e malriposta superbia, così mentre noi facevamo il compito lo potevi vedere alla cattedra intento a leggere il giornale.
Quando poi arrivavano i voti, ed ovviamente erano 2 che fioccavano, gli facevamo notare con disappunto quanto facesse schifo come insegnante, chi a parole, chi rovesciando i banchi e sbattendoli violentemente a terra (nel biennio non avevo una classe “quieta”, diciamo così). Ma secondo me avrebbe avuto ragionissima anche chi avesse deciso di accoltellarlo, ti prendeva per sfinimento con quella sua facciona da ebete e quell’espressione da cui traspariva chiaro di come non gli importasse di noi, dei nostri voti o della nostra preparazione. Non aveva spina dorsale -dicevo- perchè dopo tutto questo can-can era solito dare il 6 politico per evitare ulteriore rumore (magari poi non riusciva a leggere il giornale cazzo). Vi lascio immaginare quando in 3^ ci siamo ritrovati l’arpia di economia aziendale a che livello era la nostra conoscenza della materia.
Poi c’era il professore di “elaborazione testi” (praticamente dattilografia al PC) che distribuiva degli esercizi da fare per tutta l’ora e nel frattempo cazzeggiava su internet o giocava a solitario.
Quella di “Scienza della materia”, una persona talmente fredda che anche mia madre -insegnante- detestava andare a colloquio con lei. Con lei andava tutto abbastanza bene, tranne poi la sorpresa a fine anno di ritrovarci tutti (tutta la classe, non scherzo) col debito della sua materia per ripicca di come era stata trattata da alcuni (scherzi piuttosto pesanti, lo ammetto).
Insomma nei 5 anni di superiori ne ho viste di tutti i colori. I docenti erano preparati? Può darsi, alcuni indubbiamente si, altri non troppo. La vera domanda però non dovrebbe essere sulla loro conoscenza della materia, la vera domanda dovrebbe essere: i docenti sono tutti in grado di fare i docenti? Ecco, questo senza dubbio no.